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Alone in the Dark – Un ritorno in grande stile senza dimenticare la tradizione – Recensione

Alone in the Dark – Recensione

Alone in the Dark – Recensione Xbox

E’ una serata buia e tempestosa. È il momento perfetto per parlare di un classico dei giochi survival horror: “Alone in the Dark”. Ma prima di addentrarci nel nuovo capitolo, facciamo un salto nel passato per comprendere l’importanza dell’originale per PC. Sviluppato da Pieces Interactive e distribuito da THQ Nordic.

Lanciato nel lontano 1992, “Alone in the Dark” è stato un vero pioniere nel genere del survival horror. Ci ha catapultato in una magione infestata da creature sovrannaturali, mettendoci nei panni di due protagonisti intraprendenti, Edward Carnby o Emily Hartwood. Il gioco era un mix di avventura, puzzle e spaventi, e ha creato le basi per molti titoli horror successivi.

L’atmosfera di tensione, le visibili influenze lovecraftiane e l’uso innovativo della grafica poligonale 3D lo hanno reso un titolo iconico. Ogni passo all’interno della magione era un’esperienza coinvolgente, con incontri inaspettati e enigmi da risolvere per avanzare.

Ora, spostiamoci al presente. Un nuovo gioco di “Alone in the Dark” è in arrivo su PC e console, promettendo di portare avanti il fascino e l’atmosfera del suo predecessore, ma con un tocco di modernità. Si parla di un’esperienza ancora più immersiva, con grafica all’avanguardia e una trama avvincente che farà rivivere i brividi del classico originale.

Questo nuovo capitolo è descritto come una lettera d’amore all’originale, aggiornando la grafica e il gameplay con le tecnologie moderne. La trama incorpora elementi e personaggi dei primi tre giochi della serie, e vede i protagonisti, Emily Hartwood e l’investigatore privato Edward Carnby, indagare sulla scomparsa di Jeremy Hartwood alla villa di Derceto, un luogo che nasconde oscuri segreti.

Con la scrittura di Mikael Hedberg, noto per il suo lavoro su “Soma” e “Amnesia: The Dark Descent”, e i mostri disegnati da Guy Davis, collaboratore di Guillermo del Toro, il gioco promette di essere un’avventura emozionante e spaventosa.

Il gioco è stato provato in una versione beta in cui lo sviluppatore ci ha segnalato una serie di bug che saranno rimossi nella versione finale. Tali bug non sono stati presi in considerazione per la recensione.

 

Alone in the Dark – Recensione

Trama

Il nuovo capitolo di “Alone in the Dark” si svolge negli anni ’20 e ci immerge in una storia avvolta nel mistero e nell’orrore. La protagonista, Emily Hartwood, è alla ricerca dello zio scomparso, Jeremy Hartwood, un artista tormentato che viveva nella villa di Derceto, ora trasformata in un ospizio. Accompagnata dall’investigatore privato Edward Carnby, Emily si addentra nelle profondità della villa, dove l’oscurità regna sovrana e i confini tra realtà e incubo si sfumano.

La villa di Derceto, un tempo dimora di lusso, ora è un luogo di terrore dove gli ospiti sono afflitti da visioni e incubi che prendono vita. Man mano che i protagonisti esplorano, scoprono che la villa nasconde un passato oscuro e che gli eventi recenti sono solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di follia e morte. La sparizione dello zio di Emily è legata a un antico male che si annida nelle fondamenta stesse della villa, un male che ha il potere di stravolgere la realtà e di evocare orrori indicibili.

Con ogni passo, Emily e Edward si trovano di fronte a enigmi che richiedono astuzia e coraggio per essere risolti, e a creature che sono l’incarnazione delle paure più profonde dell’umanità. La loro ricerca della verità li porta a confrontarsi con i segreti di Derceto e con i propri demoni interiori, in una lotta per la sopravvivenza e per impedire che il male si scateni sul mondo.

Gameplay

il gameplay del nuovo Alone in the Dark è  un’esperienza intensa e coinvolgente, che fonde elementi classici del survival horror con una trama che cambierà in base ad alcune scelte del giocatore. Ambientato nella misteriosa villa Derceto, il gioco invita i giocatori a immergersi in un’avventura ricca di suspense, esplorazione e sfide intellettuali.

La villa Derceto è un luogo carico di atmosfera, con ambientazioni oscure e dettagliate che contribuiscono a creare un senso di isolamento e tensione. I giocatori devono utilizzare la loro astuzia per navigare attraverso gli ambienti, risolvendo enigmi complessi e interagendo con vari oggetti per progredire nella storia. Per fortuna la mappa è ben realizzata e segna porte chiuse e aperte, enigmi ancora da risolvere e tutto ciò che ci può aiutare ad esplorare la villa.

Il combattimento in Alone in the Dark è funzionale e offre la possibilità di usare sia armi da fuoco che attacchi a corpo a corpo, ma non è l’elemento centrale dell’esperienza. Tutto funziona bene: la mira è precisa e il combattimento corpo a corpo è efficace. A difficoltà normale, i nemici non sono molto pericolosi se affrontati singolarmente, ma se sono in gruppo è meglio scappare.

La narrazione gioca un ruolo cruciale nel gameplay. Il gioco si sviluppa attraverso una trama avvincente che si dipana attraverso dialoghi, diari e documenti trovati all’interno della villa. Questi elementi narrativi non solo arricchiscono la storia, ma forniscono anche indizi vitali per risolvere i misteri di Derceto.

La componente esplorativa è un altro punto di forza del gioco. I giocatori saranno liberi di esplorare la villa, scoprendo passaggi segreti e stanze nascoste che possono rivelare nuovi percorsi o risorse preziose. L’esplorazione è incentivata e premiata, con segreti e collezionabili che aggiungono profondità all’esperienza di gioco.

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Un altro mondo

In questo gioco i portali giocano un ruolo fondamentale nell’esperienza. Questi portali misteriosi conducono i protagonisti, Emily Hartwood e Edward Carnby, attraverso dimensioni diverse e sconosciute, spesso popolate da creature mostruose.

La villa Derceto, già di per sé un luogo ricco di segreti e terrore, si estende oltre i suoi confini fisici grazie a questi portali, che aprono la strada a livelli alternativi e offrono una varietà di ambientazioni e sfide. Questa meccanica non solo aggiunge profondità al gameplay ma arricchisce anche la narrazione, permettendo ai giocatori di esplorare mondi da incubo e scoprire nuove verità sulla storia2.

L’uso dei portali introduce una dinamica interessante, poiché i giocatori dovranno decidere quando e come sfruttarli per avanzare nel gioco o per fuggire da situazioni pericolose. Inoltre, la presenza di questi portali enfatizza il tema del soprannaturale e dell’ignoto che è centrale nel gioco1.

In conclusione, i portali in Alone in the Dark non sono solo un elemento di gameplay intrigante ma sono anche un simbolo della connessione tra il mondo reale e quello soprannaturale, che è un pilastro della serie e del genere horror in generale. Questi portali hanno anche il compito di espandere il gioco. Infatti l’intera avventura è confinata all’interno della villa ma grazie ai portali potremo esplorare altri ambienti ed evitare che il gioco risulti ripetitivo.

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Enigmi

Pur essendoci momenti di combattimento intensi, una delle attività principali del gioco  sono l’esplorazione e la risoluzione degli enigmi. Questi sono progettati per essere non solo un ostacolo per il giocatore, ma anche un modo per approfondire la storia e l’atmosfera del gioco.

Per esempio, alcuni enigmi  richiedono di esaminare attentamente l’ambiente circostante per scoprire indizi nascosti. Questo potrebbe includere la lettura di vecchi diari, l’interpretazione di simboli misteriosi o la manipolazione di meccanismi antichi per rivelare passaggi segreti.

Un altro tipo di enigma potrebbe coinvolgere la raccolta e l’utilizzo di oggetti specifici. I giocatori potrebbero dover combinare diversi elementi trovati all’interno della villa per creare un dispositivo o una chiave che apra nuove aree o riveli ulteriori informazioni sulla trama.

Ci sono anche enigmi che richiedono interazioni con i personaggi non giocanti (NPC). Come convincere un NPC a rivelare un segreto o risolvere un mistero basato sulle loro testimonianze.

Il gioco include aiuti facoltativi, attivabili nel menù delle opzioni, per gli enigmi, permettendo ai giocatori di adattare la difficoltà secondo le proprie preferenze. Questo significa che sia i neofiti che gli esperti di puzzle potranno godersi il gioco al proprio ritmo.

In sintesi, gli enigmi di Alone in the Dark  variegati, coinvolgenti e integrati nella narrativa del gioco. Offrono una sfida equilibrata tra logica, osservazione e interazione, mantenendo i giocatori impegnati e curiosi di scoprire i segreti della villa di Derceto. Sicuramente uno dei punti più curati di tutta la produzione.

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Grafica

Il reboot di “Alone in the Dark” del 2024 è un esempio straordinario di come la tecnologia grafica dei videogiochi sia progredita negli anni, permettendo di rivisitare e migliorare titoli classici.

La grafica del reboot è stata completamente rinnovata per sfruttare le capacità delle console di nuova generazione e dei PC. Il gioco presenta texture ad alta risoluzione, modelli di personaggi ben dettagliati e ambientazioni ricche di elementi interattivi che contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva. Anche l’iterazione ambientale e interazioni fisiche tra personaggio e ambientazione sono ben curti.

Uno degli aspetti più notevoli è l’illuminazione dinamica, che gioca un ruolo cruciale nell’accentuare l’atmosfera tenebrosa del gioco. Le ombre si muovono in modo realistico e gli effetti di luce sono utilizzati per guidare il giocatore o per nascondere pericoli imminenti1.

Il design artistico del gioco è stato curato nei minimi dettagli. Gli sviluppatori hanno lavorato per mantenere lo spirito dell’originale, pur aggiungendo un tocco moderno che rende il gioco attuale. I mostri e le creature che il giocatore incontra sono stati ridisegnati per essere più spaventosi e realistici, con una particolare attenzione alla loro animazione e ai dettagli grafici.

Il gioco include anche una modalità performance a 60fps, assicurando che l’esperienza di gioco sia fluida e reattiva, un aspetto fondamentale per un titolo che si basa tanto sull’atmosfera e sulla tensione e per rendere le sezioni di combattimento reattive e divertenti.

La narrazione visiva è un altro punto di forza di Alene in the Dark. Ogni ambiente racconta una storia, con oggetti e dettagli che suggeriscono eventi passati e contribuiscono a costruire il mistero intorno alla Villa Derceto, luogo centrale dell’avventura.

 

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Una produzione cinematografica

La recitazione nel nuovo Alone in the Dark  è un elemento cruciale che contribuisce all’atmosfera immersiva e al coinvolgimento emotivo del gioco. Con la presenza di attori del calibro di David Harbour e Jodie Comer, il gioco promette prestazioni di alto livello che arricchiscono l’esperienza narrativa.

David Harbour, noto per il suo ruolo in Stranger Things e Black Widow, presta la sua voce e le sue fattezze al personaggio di Edward Carnby. La sua esperienza nel genere thriller e horror si traduce in una performance intensa e credibile, che cattura l’essenza di un investigatore privato alle prese con forze oscure.

Jodie Comer, celebre per la sua interpretazione in Killing Eve e Free Guy, dà vita al personaggio di Emily Hartwood. La sua capacità di passare da momenti di vulnerabilità a momenti di forza rende il suo personaggio tridimensionale e coinvolgente, offrendo ai giocatori un punto di riferimento emotivo all’interno del mondo tenebroso di Alone in the Dark.

La direzione della recitazione è stata curata con particolare attenzione per garantire che ogni dialogo, espressione facciale e reazione dei personaggi fosse in linea con la visione artistica del gioco. Questo livello di dettaglio si riflette nell’interazione tra i personaggi e nell’evoluzione della trama, dove ogni scelta e azione dei protagonisti ha un impatto significativo sullo sviluppo degli eventi.

Il gioco è stato scritto da Mikael Hedberg, noto per il suo lavoro su titoli come Soma e Amnesia: The Dark Descent. La sua esperienza nel genere horror ha permesso di creare una narrazione che si intreccia perfettamente con le performance degli attori, dando vita a un’esperienza di gioco che è tanto una storia quanto un’avventura.

La colonna sonora, composta da Jason Köhnen, noto per il suo stile “Doom Jazz”, aggiunge un ulteriore strato di tensione e atmosfera, accompagnando le performance degli attori e intensificando i momenti di suspense.

In sintesi, la recitazione in Alone in the Dark 2024 è un aspetto fondamentale che eleva il gioco rendendo tutto più credibile. Con un cast stellare, una direzione artistica accurata e una narrazione profonda, il gioco si propone di offrire un’esperienza che sia ricca di emozioni, suspense e momenti indimenticabili. Gli attori coinvolti non solo danno voce ai personaggi, ma li rendono vivi, permettendo ai giocatori di connettersi con loro in un modo che va oltre il semplice gameplay.

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Conclusione

Sarà che ricordo con enorme nostalgia il capitolo originale ma Alone in the Dark  si riconferma come un titolo imprescindibile per gli amanti del genere horror .

Con una trama avvincente, enigmi ingegnosi e un’atmosfera tenebrosa, il gioco riesce a catturare l’essenza del survival horror classico, pur introducendo elementi moderni che lo rendono accessibile anche ai giocatori del nuovo millennio. La collaborazione con tanti talenti  ha dato vita a un’esperienza narrativa profonda e a creature che incutono timore e meraviglia.

Questo  remake di Alone The Dark merita molto. Specie per le sue ambientazioni, per le sensazioni che riesce a trasmettere al giocatore. La recitazione, il sonoro e la trama si combinano in modi sorprendenti che non voglio rovinarvi, creando un ottimo horror psicologico. Mi piacerebbe darvi esempi, spiegarvi, raccontarvi alcuni momenti per farvi capire come un fan di Lovecraft potrebbe rimanere incantato da alcune parti di quest’opera. Ma lungi da me l’intenzione di rovinarvi quei momenti. C’è un solo modo per capire cosa ho adorato di questo gioco. Giocatelo!

 

 

 

 

Andrea

Gioco da sempre a tutto, partito con l'apple IIc, ho giocato su tutti i processori della serie 8086 per poi diventare Nintendaro per colpa degli emulatori. Ma ora Voglio solo HW originale oppure scoprire cosa può offire il cloud. Sono forse schizofrenico?

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