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Atelier Yumia Memories & The Envisioned Land – Nintendo Switch 2 Edition : Recensione

Atelier Yumia Memories & The Envisioned Land – Nintendo Switch 2 Edition : Recensione

Nata nel lontano 1997, Atelier è una serie videoludica famosa per aver unito elementi da giochi di ruolo giapponesi ad attività alchemiche, utili a creare pozioni e oggetti per il grinding.

Dopo essere stato un’esclusiva del Giappone, il brand è finalmente approdato in Occidente a partire dal 2004. Ogni gioco non segue mai un solo filone narrativo.

Ci sono così tanti archi, trattati in diverse sottoserie o spin-off impossibili da citare in poco tempo. Il gioco più recente, Atelier Yumia Memories & The Envisioned Land, appartiene alla saga di Memories.

È un titolo sviluppato da Gust e pubblicato da Koei Tecmo il 21 marzo 2025 su PC, PS5, Switch, Xbox Series X/S, PS4 e Xbox One. Si tratta di un gioco che cerca di stravolgere le carte in tavola.

Dalla classica avventura in stile anime qui si passa a qualcosa di nuovo, rispetto alla serie Ryza che riprendeva l’eredità del brand limitandosi ad aggiornarla.

Non a tutti potrebbe piacere la direzione intrapresa dallo studio di sviluppo, ma qui non siamo a valutare le opinioni della gente. Per quanto ci riguarda, il gioco è bello ricco di contenuti.

È maturo, dark e si prende le sue libertà con le sue idee di gameplay e di un sistema di esplorazione open world! Ma bando alle ciance!

Il 9 giugno il gioco è uscito su Nintendo Switch 2 tramite una versione rinnovata. Cerchiamo di analizzarla!

TRAMA

La storia si svolge in un mondo tetro al collasso per motivi che nessuno si sa spiegare, ma che riguardano l’alchimia. Yumia, la protagonista, ha perso anni fa la madre in un incidente.

Anche lei è stata un’alchimista e, quindi, vuole saperci cosa c’entra questa sparizione con il cataclisma avvenuto nella sua civiltà.

Riuscirà a farsi degli amici, ma non tutti la vedono di buon occhio a causa del suo legame con le arti alchemiche. Questi elementi sono determinanti per una storia di un percorso di formazione.

Al diavolo le ambientazioni soft e pacifiche degli altri giochi. Atelier Yumia ti fa capire quanto la vita fa schifo e che, se vuoi ottenere qualcosa, devi darti da fare.

Certo. Il ritmo della trama è lento, dato che ci vorrà tanto tempo per conoscere il passato dei protagonisti, le loro motivazioni e come si evolveranno le vicende.

Però ogni cosa risulta scritta in modo coeso e con un fascino che, pur non raggiungendo certe vette, sa conquistare anche i cuori dei giocatori a cui queste cose non interessano.

Temi come la perdita e i ricordi di Yumia sono molto delicati da approfondire e da vivere sotto la propria pelle. Resta il fatto che non è tutto lasciato al caso.

Anche i personaggi secondari e gli antagonisti hanno una scrittura brillante, che ve li farà appassionare durante la vostra avventura.

GAMEPLAY

Come vi abbiamo già preannunciato, Atelier Yumia è strutturato con la formula esplorativa del mondo aperto, ormai parecchio abusata nel gaming odierno dopo gli ultimi giochi di Zelda.

Questa caratteristica rende il titolo differente rispetto a tutti i capitoli della serie usciti prima. Adesso potete navigare senza interruzioni o senza fasi di caricamento inutili.

Tuttavia, non tutte le aree disponibili sono accessibili sin da subito. Quelle più avanzate verranno sbloccate solo andando avanti o solo purificandole nel caso in cui siano corrotte da forze maligne.

Ci sono ben 4 mappe con misteri da scoprire, tante attività secondarie da svolgere e tante risorse da utilizzare per il crafting. Spesso le situazioni in cui vi imbatterete saranno difficili.

Regolando il mana e migliorando l’equipaggiamento, però, si potrà viaggiare senza problemi. Il mana, in particolare, serve per eseguire azioni altrimenti impossibili.

Yumia, infatti, può prelevare parte di questa sostanza per inserirla nei tacchi o negli strumenti. Così potrà sbloccare nuove abilità, come i salti più alti, arrampicate più durature e l’attinenza dei colpi di caduta.

Il mana può essere usato anche per risolvere enigmi e per muoversi più velocemente. Il nucleo degli strumenti alchemici può essere potenziato nei sacrari di questo gioco, ossia forzieri e strutture nascoste.

Il mana non è una risorsa infinita e ciò è sia un bene sia un male, se si considera che la sua ricarica macchinosa può avvenire solo dentro ai sacrari.

Per il resto, però, il sistema esplorativo risulta molto stimolante e si vede come sia stato adottato senza la paura di rischiare di deludere qualcuno o senza l’intento di usarlo come riempitivo.

Peccato solo che il sistema di combattimento non sia pari a quello dei capitoli della serie Ryza. In realtà, dei punti a favore per gli scontri ci sono.

Visto il cambio di gameplay, era logico aspettarsi che i turni avessero lasciato posto alle fasi di azione. I giocatori ora possono padroneggiare combo e usare 6 personaggi interscambiabili.

Oltre alla parata e alla schivata laterale, il team può sfruttare la sua posizione all’interno delle arene per alterare sia la sorte degli attacchi nemici sia lo stile di gioco.

Quindi, si può attaccare un nemico da vicino o a distanza, usando armi magiche o, addirittura, trasformando lo scettro della protagonista in un fucile.

I problemi arrivano quando si considera tutto il resto. Innanzitutto, l’attacco standard è stato sostituito con uno slot in cui inserire abilità passive da svolgere in battaglia.

Quest’idea ha valore sulla carta, ma nella pratica rompe le concatenazioni, dato che ogni skill ha una durata limitata e il giocatore deve attendere la fine dei tempi di cooldown per riattivarle.

Almeno vediamo il lato positivo: il giocatore verrà stimolato a sfruttare le altre meccaniche del combattimento, tra cui i follow-up e le azioni magiche.

Ciononostante, il gioco non richiede una determinata strategia, sebbene ogni nemico abbia una sua debolezza o possa essere stordito con un certo attacco.

Anche se i veterani del genere potranno divertirsi a studiare la CPU, Yumia e i suoi compagni salgono di livello con molta rapidità.

Ne consegue che le battaglie non solo siano troppo facili (a meno che non vogliate modificare il livello di difficoltà), ma anche troppo ripetitive e mordi e fuggi.

Non dovrete ingegnarvi per capire quali azioni possono essere efficaci o meno, dato che potete uccidere chiunque anche cliccando all’impazzata gli stessi pulsanti.

Almeno una buona dose di divertimento viene offerta dalle novità principali del combat system: le Friend Actions e il Precision Counter.

I primi sono attacchi di coppia eseguibili con un certo oggetto e su un obiettivo già stordito. Il Precision Counter, invece, è il contrattacco della schivata perfetta.

Per quanto riguarda il sistema di alchimia, non aspettatevi la stessa immediatezza che contraddistingueva le fasi di sintetizzazione della sotto-serie Ryza.

Il numero delle risorse con il mana da mischiare per la creazione di oggetti o alimenti è stato ridotto notevolmente rispetto al passato.

Ora, tramite degli attacchi, si procede alla miscela e, poi, bisogna sacrificare ulteriori strumenti per attivare i nuclei dei nuovi oggetti. Si tratta di un procedimento assai macchinoso.

Per fortuna, non vi servirà per forza un pentolone per la creazione di elementi come nei vecchi giochi. Meglio riuscite sono le possibilità di personalizzazione.

Adesso non solo potrete dare sfogo alle vostre fantasie nel mondo HUB. Una volta purificate le zone corrotte, potete costruirci veri e propri accampamenti.

Tramite un ricco sistema di housing, potete scegliere il tipo di pavimenti, pareti, finestre…, oltre a fantasticare sull’arredamento e sui mobili da inserire dentro queste unità.

In questo modo, potrete smorzare un po’ il vostro stress e lasciar spazio, invece, al relax.

COMPARTO TECNICO

Graficamente, Atelier Yumia se la gioca tra alti e bassi. Se i precedenti giochi della serie di Atelier Ryza usavano personaggi in cell-shading, qui si è puntato tutto al 3D e a una nuova cinematica.

Non è tanto la direzione artistica che ci preoccupa. Ogni ambientazione non è mai ripetitiva o anonima, vista l’atmosfera particolare di questo gioco. I difetti sono perlopiù esecutivi.

Dispiace vedere un gioco del 2025 con texture poco dettagliate e un polishing migliorabile. Non affermiamo che l’art-style sia necessariamente brutto da vedere.

Però la sensazione che si potevano sfruttare al meglio le capacità grafiche della nuova Switch 2 lascia l’amaro in gola. Non è però tanto questo il problema, ma il frame rate ballerino.

Era un difetto già presente nelle edizioni per PlayStation e Grund per questa nuova versione non ha pensato di risolverlo. Parliamo di cose semplici da migliorare con una patch.

Gli unici mezzi che si hanno a disposizione per risolvere finora questa storpiatura è usate le modalità grafiche della risoluzione e del frame-rate.

Si dovrà sacrificare la qualità delle immagini, è vero, ma almeno vi conviene se volete che i frame siano massimo 60 per la fluidità degli attacchi e dei movimenti.

Per il resto, non ci sono molte novità su questo fronte. Una nota di merito va alla colonna sonora, che, pur non essendo ai vertici di quella dei giochi precedenti, si fa ascoltare.

Le OST sincronizzate con l’ambiente, emozionanti, drammatiche e rilassanti coinvolgono il giocatore, così come lo fa il doppiaggio in giapponese.

Le lingue per il testo sono il giapponese, l’inglese, lo spagnolo, il francese, il tedesco e il russo. Purtroppo non c’è l’italiano, ma poco importa. Tanto l’inglese lo conoscono tutti oggi.

CONCLUSIONE

Passare da un gameplay a turni a un altro più orientato sull’action e sull’esplorazione aperta è stata una missione ambiziosa, ma anche troppo rischiosa per la serie di Atelier.

Alcuni aspetti della serie ne sono usciti indeboliti, come il combattimento o le fasi di alchimia. Però, se va valutato per il suo sistema esplorativo, bisogna ammettere che Atelier Yumia sia un ottimo gioco.

Non c’è mai nulla di cui annoiarsi e le possibilità di personalizzazione offrono tantissimi contenuti con cui divertirsi. La storia è lodevole e molto complessa.

Peccato che la grafica, nonostante una direzione artistica di tutto rispetto, mostri un po’ il fianco quando si parla di cali di frame rate o di qualità delle texture.

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Lorenzo

Un giocatore avellinese incallito di classe '99. Amo giocare tutti i tipi di videogiochi (specialmente quelli hardcore). Ho iniziato a giocare tra il 2005 e il 2006. Sia i videogiochi che l'archeologia sono le mie passioni. 😊

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