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Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration – Recensione

 

Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration – Recensione

Non conoscere Tomb Raider oggi è un’eresia, al punto che anche chi non ha mai giocato un singolo capitolo della serie saprà riconoscere Lara Croft.

La serie, dopo precedenti tentativi adottati per altri brand, ha contribuito a rendere popolare il genere delle avventure dinamiche mischiando puzzle, platforming, combattimenti, esplorazione e misteri.

Dopo la serie originale di Core Design, conclusasi con il controverso Tomb Raider: The Angel of Darkness, la saga è finita nelle mani di Crystal Dinamics, che, dopo qualche gioco, rilanciò il brand.

Da quel momento, in poi, furono adottate tecniche cinematografiche più moderne per la storia e le vicende di Lara si sono trasformate in un percorso di crescita più intenso e travagliato.

Da questa lunga introduzione capirete che recensire l’evoluzione di questo franchise leggendario richiederebbe un’analisi molto complessa per essere inserita in una recensione.

Eppure, nell’attesa del remake di Tomb Raider: Legacy of Atlantis, previsto per il 12 febbraio 2017, abbiamo pensato di agguantare l’opportunità di analizzare Rise of the Tomb Raider.

Non del gioco originale per Xbox 360 e Xbox One, ma della versione 20 Year Celebration, che include tutti i DLC rilasciati e che è uscita per PS4 nel lontano 2016 per i 20 anni del franchise.

La conversione qui esaminata, però, è ancora più recente, dato che si tratta di un porting di quella stessa edizione celebrativa pubblicato da Aspyr su Nintendo Switch 2 il 9 giugno scorso.

Si tratta di un’operazione simbolica, considerando che per molto tempo la serie non ha ricevuto grosse uscite sulle console Nintendo almeno fino all’epoca Switch.

Sviluppata sempre da Crystal Dinamics, 20 Year Celebration è la versione più ricca che ci sia sul gioco e anche sulla nuova console Nintendo fa la sua figura. Il gioco costa 29,99 euro nell’eShop.

Tuttavia, fino al 22 giugno, è in sconto del 10 %, ragion per cui potete acquistarlo per 26,99 euro.

 

TRAMA

Per capire la storia, già di per sé molto complessa, dovete aver giocato al reboot di Tomb Raider del 2013. Infatti, gli eventi si svolgono due anni dopo quel gioco.

Dopo le sue avventure nell’isola di Yamatai, Lara Croft non capisce cosa le sia successo. Ha subito perdite e si è imbattuta in fenomeni strani e, intanto, il pubblico ha iniziato a diffamarla.

Dappertutto si pensa che sia pazza come suo padre, ma sembra che le cose non stiano esattamente così. Stavolta l’archeologa deve scoprire cosa si cela dietro la Sorgente Divina.

Suo padre cercò per anni la reliquia, ma senza mai riuscirci, suicidandosi in seguito a causa dei suoi fallimenti. Lara deve salvare la sua reputazione e quella della famiglia.

Per farlo, deve partire alla volta della città di Kitež, dove scoprirà anche cosa ha spinto suo padre all’orlo della rovina. La storia vede un cambiamento effettivo del personaggio di Lara.

Da eroina classica ora, sulla scia del capitolo precedente e nonostante i suoi difetti, risulta più matura, capace di prendere le redini delle circostanze e alla ricerca di una propria identità.

Questo ruolo non solo è accessorio al gameplay, ma assume una natura più profonda in relazione al rapporto tra la protagonista e il padre.

Anche il livello di scrittura dei personaggi secondari non è da sottovalutare. Le loro intenzioni e il loro carattere trasmettono empatia indifferentemente dalla loro condotta.

GAMEPLAY

Se il reboot del 2013 aveva il compito di reinventare la serie, Rise of the Tomb Raider mirò a estenderne la portata contenutistica con un bilanciamento migliorato.

Il gameplay restava incentrato sulle tombe e sull’esplorazione all’interno dei siti archeologici. Inoltre il sistema di progressione risultava più profondo.

Quanto appena riassunto può essere vissuto giocando il gioco base, la storia Blood Ties, l’episodio horror Lara’s Nightmare e la missione The Temple of the Witch.

Inoltre, potete trovare anche la modalità Cold Darkness Awakened e le varianti coop della modalità Endurance, oltre a tante skin, armi e bonus.

La presenza di tutti questi elementi all’interno della 20 Year Celebration Edition è la garanzia di un’esperienza di gioco assai elevata con livelli di rigiocabilità imbattibili.

L’esplorazione, rispetto a Tomb Raider del 2013, non sono più lineari, ma più vaste e legate tra loro, seppur non aperte. Segreti, risorse e sfide secondarie incoraggiano a guardarsi meglio intorno.

Soprattutto gli enigmi delle tombe secondarie invogliano il giocatore a lasciarsi da parte lo stile action e ad adottare un tipo di approccio più riflessivo.

Nel corso della vostra avventura, tramite vari alberi delle abilità, potrete migliorare e ampliare le vostre skill. Inoltre, potrete creare e rafforzare equipaggiamenti e sviluppare nuovi strumenti.

I combattimenti si alternano con fasi di stealth, di attacchi da lontano, mediante pistole e archi, e di scontri diretti. La varietà dei nemici incontrati permette di cambiare stile con facilità.

Tuttavia, bisogna stare attenti a non sprecare tutte le risorse in proprio possesso. Di certo, il gameplay non risulta perfetto, visti alcuni momenti in cui il combattimento è privileggiato rispetto all’esplorazione.

Però tutti gli elementi fin qui descritti sono il massimo per poter vivere un cavolo di Tomb Raider come si deve!

 

COMPARTO TECNICO

Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration riprende le stesse caratteristiche tecniche della versione PS4 senza particolari cambiamenti. Il risultato è sorprendente.

Quando bisogna portare sulle console Switch 2 giochi usciti su console più potenti, è inevitabile che bisogna scendere a compromessi discreti o deludenti.

Tuttavia, il gioco gira a 30 FPS come la versione originale, risultando sì fluido, ma non quanto un gioco rilasciato sulle console di ultima generazione.

Alcuni effetti, rimossi da altri porting del gioco, sono stati ripristinati. Le ambientazioni, mistiche, selvatiche e siberiane, hanno propri temi e una direzione artistica niente male.

Certamente la cura delle texture e dei personaggi segnala quanto il gioco sia datato, ma questo non è un male. Il valore storico di questa conversione è stato lasciato intatto.

Mancano le opzioni grafiche che il gioco poteva raggiungere su PS4 Pro e che su Switch 2 sono riproducibili senza problemi. Resta il fatto che quest’assenza non storce particolarmente il naso.

La risoluzione in 4K con la TV e a 1080p in modalità portatile non presenta difetti. Tuttavia, spesso, non mancano casi di pop-in o di cali di frame rate, che potevano essere sistemati.

Le colonne sonore, accordate con i momenti di tensione e con le situazioni più variegate del gioco, gli rendono giustizia con effetti sonori notevoli e un doppiaggio italiano eccezionale.

 

CONCLUSIONI

Se state cercando uno dei migliori Tomb Raider della scorsa generazione, Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration va comprato a condizione che lo vogliate recuperare.

Chi possiede già il gioco su PS4 non potrebbe scorgere troppe differenze per la grafica e i contenuti. Inoltre, sarà vero che su alcuni aspetti questo capitolo sia datato.

Eppure è proprio quello che ci si aspetta dalla serie. Il grinding profondo, ma mai macchinoso, i DLC integrati, gli enigmi complessi e un sistema esplorativo mai scontato rendono quest’avventura rigiocabile.

Lo stesso dicasi per la trama emozionante, che dimostra come anche i videogiochi, spesso, possano avvicinarsi a medium ancora più importanti, come il cinema.

 

 

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Lorenzo

Un giocatore avellinese incallito di classe '99. Amo giocare tutti i tipi di videogiochi (specialmente quelli hardcore). Ho iniziato a giocare tra il 2005 e il 2006. Sia i videogiochi che l'archeologia sono le mie passioni. 😊

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