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Pressione arteriosa, tra consapevolezza e controllo resta undivario: l’indagine AstraRicerche per Huawei fotografa le abitudinidegli italiani

La pressione arteriosa è riconosciuta dagli italiani come un parametro importante per la propria salute, ma tra consapevolezza e comportamento quotidiano rimane ancora una distanza significativa. È quanto emerge dalla ricerca “Italian Heart Behavior Survey”, realizzata da AstraRicerche per Huawei 1, a seguito del lancio globale a Monaco di Baviera che ha visto il debutto del nuovo HUAWEI WATCH D3, in arrivo in Italia il 29 settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore.

I risultati mostrano un quadro in cui la pressione arteriosa è considerata importante, ma il controllo non è ancora una pratica consolidata. Il 49,4% degli italiani la indica tra gli aspetti relativi a salute e benessere che ritiene importante tenere sotto controllo. Tuttavia, solo il 33,0% dichiara di considerarla importante e di controllarla effettivamente, mentre il 16,4% la considera importante ma non la controlla.

Il divario geografico e il paradosso dei sintomi

Il dato clinico di partenza evidenzia una condizione diffusa ma spesso invisibile nell’ambulatorio italiano: il 60,5% dei medici dichiara che almeno 7 pazienti su 10 presentano ipertensione (con una percezione che si aggrava al Sud Italia, dove il dato sale al 69,4%). Il vero nodo critico, tuttavia, è la consapevolezza: per oltre la metà dei medici, almeno 4 pazienti su 10 sono ipertesi e non lo sanno. Alla base di questo fenomeno ci sono convinzioni fortemente radicate, che presentano interessanti spaccati demografici. Il 55,1% della popolazione crede infatti che chi ha la pressione alta se ne accorga sempre dai disturbi fisici, una credenza errata che risulta ancora più radicata al Sud (65%). Allo stesso tempo, persiste la convinzione che sentirsi bene sia una garanzia di valori nella norma.

Questi falsi miti hanno ricadute dirette sui comportamenti: il 28,2% degli italiani dichiara di misurarsi in presenza di malessere – un approccio marcatamente più femminile (35,8% delle donne contro il 20,8% degli uomini) o quando avverte palpitazioni (16,8%). Di contro, quasi 6 su 10 (59,3%) tra chi non si monitora giustifica la scelta con il “sentirsi bene”, per dimenticanza o per non avere tempo per farlo (limite che colpisce in particolare gli over 60), vanificando la natura preventiva del controllo.

Dal controllo alla condivisione dei dati

La ricerca evidenzia uno scarto marcato tra la pratica clinica e la realtà domestica. Sebbene il monitoraggio domiciliare sia ampiamente consigliato da oltre la metà dei medici, solo una parte dei pazienti lo effettua con regolarità strutturata. Il problema principale risiede nella tracciabilità: quando il paziente si monitora a casa, il dato raggiunge l’ambulatorio con estrema parsimonia.

L’88,0% dei dottori ritiene infatti fondamentale valutare l’andamento dei valori nel tempo e l’86,5% giudica utile ricevere un report strutturato. Tuttavia, oltre la metà dei pazienti che monitorano a casa non annota i propri valori in alcun modo, e il 26,6% si affida ancora a diari cartacei (un’abitudine che supera il 30% tra i più maturi), rendendo difficile la costruzione di uno storico affidabile per il follow-up clinico.

Lo smartwatch evolve in strumento di salute: i bisogni di medici e pazienti

Per superare questa frammentazione, l’apertura verso la tecnologia indossabile si rivela ampia, segnando un netto passaggio di percezione: lo smartwatch non è più visto solo come un gadget per il fitness, ma come un alleato per la salute (indicato dall’80,6% del campione). Infatti, la maggior parte degli italiani sa o ha sentito dire che alcuni smartwatch possono rilevare o stimare la pressione arteriosa.

In questo scenario, tra i parametri che gli italiani vorrebbero monitorare al polso, la pressione arteriosa si posiziona al primo posto, alla pari con la frequenza cardiaca. Un interesse che si rivela trasversale, crescendo costantemente con l’età e toccando il picco del 63% tra i 60-75enni.

La fiducia rappresenta però un elemento centrale: nel confronto tra tecnologie, il 75,7% degli italiani considera affidabile la misurazione attraverso un bracciale o sistema gonfiabile, mentre la rilevazione tramite sensori ottici senza gonfiaggio raggiunge il 31,9%. Anche tra i medici emerge una maggiore fiducia verso le tecnologie che integrano un sistema di gonfiaggio.

Ma cosa chiedono esattamente medici e pazienti alla tecnologia indossabile per renderla clinicamente rilevante? L’indagine individua tre priorità che delineano il profilo del dispositivo ideale:

  1. Andamento e reportistica: l’esigenza primaria (indicata dal 57,5% dei medici e
    quasi dal 40,0% dei pazienti) è la visualizzazione automatica dell’andamento dei
    valori nel tempo, superando definitivamente i limiti della frammentarietà cartacea.
  2. Alert per le anomalie: oltre al tracciamento, emerge un forte bisogno di reattività.
    Quasi la metà dei medici (49,0%) e dei pazienti (46,1%) indica come prioritaria la
    capacità del dispositivo di inviare una segnalazione in presenza di valori pressori
    anomali, facilitando così un intervento tempestivo.
  3. Il dato notturno silenzioso: infine, viene evidenziata una necessità che la
    misurazione tradizionale non può soddisfare. Il monitoraggio dei valori durante il
    sonno è ritenuto estremamente utile dal 43,5% dei medici mentre la misurazione
    automatica, anche durante il sonno, è richiesta dal 36,6% degli intervistati,
    confermando l’esigenza di dispositivi progettati per rilevare parametri 24 ore su 24
    senza disturbare il riposo.

La distanza tra ciò che le persone sanno, ciò che fanno e ciò che i medici raccomandano mette in evidenza un’esigenza sempre più chiara: rendere il monitoraggio della pressione parte della quotidianità.

Con HUAWEI WATCH D, Huawei amplia così il proprio percorso nell’ambito del benessere digitale, con un approccio che mette al centro monitoraggio, continuità e accessibilità, mantenendo il rapporto con il professionista sanitario come riferimento per l’interpretazione dei dati e per le decisioni relative al proprio benessere quotidiano.

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Tsubasa

Alessandro, in arte Tsubasa88. Intorno ai 10 anni riceve a Natale da sua nonna come regalo un Game Boy Pocket con Super Mario Land. Fan dalla prima ora di Super Mario, per tutta la sua vita Nintendo ha rappresentato un'autentica passione anche prima dei dieci anni con il NES, continuata con il Super Nintendo e Nintendo 64, senza dimenticare le console portatili Game Boy Advance e arrivando ai giorni nostri con il New Nintendo 3DS XL insieme all'immancabile Nintendo Switch. Segue fin da piccolino anche tutto il mondo PlayStation e ama franchise del calibro di Final Fantasy e Kingdom Hearts.

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