Thick as Thieves – Il valore del piccolo colpo – Recensione
Thick as Thieves – Il valore del piccolo colpo – Recensione
Thick as Thieves porta la firma di Warren Spector, una delle figure più influenti nella storia degli immersive sim. Eppure, si tratta di un piccolo progetto, venduto al prezzo simbolico di 4,99€, con un’idea di base semplice.
Ambientazione e struttura
Il gioco è ambientato in Scozia nel 1910, a Kilcairn, una città dall’urbanistica alternativa e dai tocchi mistici. Una città sospesa tra architettura industriale, folklore e un tocco di misticismo. Ci sono due mappe principali, che sono la Tenuta Elway e la Gilda dei Constabili. La durata della campagna è di circa 4 ore. Sì, è breve, ma probabilmente è proprio questo il suo punto di forza maggiore, grazie anche alla rigiocabilità e alla co‑op a due.
Gameplay e tensione
La struttura del gioco è classica: entri, osservi, rubi e scappi. Ogni missione è come un piccolo puzzle stealth. Ci sono guardie, trappole, torrette e creature spettrali che complicano il percorso, rendendolo un esercizio di pazienza. È un’esperienza essenziale costruita su loop semplici e leggibili. Le guardie pattugliano con ritmi prevedibili ma non banali, le trappole richiedono attenzione, le torrette obbligano a pensare lateralmente. Le creature spettrali danno un tocco quasi surreale che riesce ad aggiungere un pizzico di imprevedibilità. Vuole che tu impari a conoscere ogni corridoio, ogni finestra, ogni routine delle guardie. Il gioco punta molto sulla tensione del momento, sul ritmo del passo lento e sul respiro trattenuto dietro un angolo.
Cooperativa
È un gioco giocabile fino a due giocatori. Possiamo pianificare un colpo insieme, dividerci i ruoli, improvvisare se e quando qualcosa va storto. La cooperativa è, senza dubbio, il suo elemento più riuscito: rende la pianificazione più ricca, la divisione dei ruoli più naturale e tutto l’insieme più divertente. La sua brevità diventa il suo punto di forza. Funziona anche in solitaria, ma si nota subito che il design è stato pensato per essere condiviso con un altro giocatore.
Limiti
Purtroppo i limiti si notano. Il movimento del personaggio è lento e leggermente impacciato, soprattutto quando si accovaccia. Ogni passo sembra più pesante del necessario in un gioco stealth che dovrebbe vivere di fluidità e di scatti improvvisi. Il rampino è un gadget divertente da usare, anche se ha una portata ridotta, tanto da diventare frustrante. Infatti, anziché dare la verticalità che dovrebbe, consente solo piccoli spostamenti e non riesce a dare la sensazione di libertà che cerchiamo.
Le mappe hanno una varietà ridotta. Dopo qualche run si nota la ripetizione degli stessi percorsi, così come degli stessi punti ciechi. La narrativa è affidata a pop‑up testuali che compaiono tra una missione e l’altra: pur essendo funzionale, è priva di mordente. Il gioco non punta a raccontare una storia memorabile, ma piuttosto a offrire un set di colpi rapidi e ripetibili, e in questo riesce bene.
Eppure, nonostante tutto, Thick as Thieves ha un’anima.
La sua atmosfera è unica.
La sua Scozia alternativa non ha bisogno di spiegarsi: suggerisce più di quanto mostra.
Conclusione
Thick as Thieves riesce a offrire un’esperienza compatta e onesta, con un’identità chiara e un design che, pur avendo i suoi limiti, non tradisce mai la sua natura. Vive di dettagli, di ombre e di piccoli gesti. È un piccolo progetto mirato, che punta agli amanti dello stealth classico, con missioni brevi, la tensione del “quasi mi ha visto” e la soddisfazione di riuscire a eseguire un buon colpo. Tutto questo al costo di qualche caffè. Thick as Thieves è un piccolo stealth con un’identità chiara: breve, economico, mirato. È uno di quei giochi che, anche se non verrà ricordato per anni, sa esattamente cosa vuole essere.
Thick as Thieves è un titolo che sa esattamente cosa vuole essere e non prova mai a fingere altro.





