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Nintendo Switch: Furwind la recensione

 La Volpe perde il pelo ma non il vento… (eh?!)

Ed eccoci qui alle prese con l’ennesimo action-platform dalle forti tinte retrò che tenta di dire la sua sullo stra-folto panorama indie pregno e saturo come non mai di produzioni con stile grafico in pixel art. Riuscirà Furwind a distinguersi dalla massa proponendo qualcosa di fresco e innovativo? Scopriamolo insieme…


Trama
Molto tempo fa, i grandi spiriti protettori della foresta vivevano in pace. Un giorno, però, il più malvagio di essi cercò di prendere il potere: gli altri spiriti riuscirono a intrappolarlo, uscendone fortemente indeboliti. Oggi, la forza maligna si è nuovamente liberata ed è compito nostro sconfiggerla.
Come si può notare, questo è il classicissimo incipit che potrebbe avere un qualsiasi platform, nulla di trascendentale, né particolarmente innovativo. Belli i tempi di Super Mario, quando l’incipit semplice ma efficace si limita al solo “Mario la
principessa è stata rapita, corri a salvarla!” ma bando alle ciance e torniamo alla nostra recensione…


Grafica e sonoro
Come accennato in fase introduttiva, il titolo sviluppato da Bloomfire Games si presenta graficamente come uno stile pixel art che vuole scimmiottare i vetusti titoli a sedici bit riuscendoci malamente. Parliamo di pixel talmente poco definiti ma che potremmo accostare la produzione a una via di mezzo mal riuscita tra gli otto e sedici bit, avvicinandosi molto in termini di stile (badate, è solo un tenue accostamento, il titolo dedicato al cavaliere blu è di tutt’altro livello graficamente) alla Shovel Knight di Yacht Club Games, per intenderci. Il design visivo delle aree non solo è ripetitivo ma a tratti anche monocromatico rendendo il tutto assai poco ispirato: le aree sono generiche, poco curate nei dettagli e peccano di personalità. Anche il design dei nemici lascia a desiderare, con dei lupi-orsi-non morti che hanno del tragicomico, e son cosi slegati dall’atmosfera generale che sembrano dei sprite realizzati direttamente dal tool di sviluppo di un’altro gioco. Buono il sonoro, ispirato quanto basta per donare un po’ di atmosfera al titolo.


Gameplay
Il gameplay non si discosta molto da quanto già visto in altre produzioni. Come in ogni platform che si rispetti, la nostra volpe corre, salta, esegue il doppio salto, e attacca i nemici a colpi di coda (usare denti e artigli come ogni volpe che si rispetti no eh?!).
Le capacità del protagonista si ampliano avanzando, ma a conti fatti sono poco incisive: i livelli sono pensati per essere completabili senza poteri (che hanno infatti usi molto limitati); questi ultimi sono utili per semplificarsi la vita di tanto in tanto o accedere a piccoli extra, sempre che si riesca a usarli efficacemente.
I semi esplosivi, ad esempio, sono difficili da piazzare visto che scoppiano con ritardo e rimbalzano: meccanica assolutamente inutile, tra l’altro, se non a renderne più scomodo l’utilizzo. In ogni livello dobbiamo inoltre sconfiggere due mid-boss, nemici racchiusi in una piccola arena che difendono metà di un talismano, necessario per attivare l’uscita. I livelli sono liberamente ripetibili, cosa utile se si vogliono farmare un po’ di gemme (valuta di gioco) essenziali se si vuole potenziare il nostro pixelloso volpino.


Longevità e considerazioni finali
L’avventura può essere portata a termine in sole cinque ore, la difficoltà è piuttosto bassa e generalmente i potenziamenti servono veramente a poco causa il basso tasso di sfida. Tirando le somme, il vero problema di Furwind è la mancanza di personalità: tutto è fin troppo anonimo dai nemici alle ambientazioni. I programmatori hanno svolto il compitino sfornando un platform che sa di già visto fin dalle prime battute. Il mio consiglio è quello di prenderlo in considerazione soltanto se siete veramente affamati di platform, e avete già divorato Shovel Knight e compagnia bella, altrimenti risparmiate pure questi 8.99€.

VOTO FINALE :