Crea sito

King Lucas (Switch) – Recensione

Era il 2016 quando debuttò su Steam King Lucas, titolo 2.5D  di produzione europea.

Dietro le sue quinte c’era DevilishGames, casa di giochi indie spagnola ricordata per aver lavorato a titoli come il lodato Path to Mnemosyne.

Tuttavia era questione di tempo che approdasse anche su Nintendo Switch, la cui versione è quella che abbiamo provato per questa recensione.

Eppure sembrava che l’accessibilità del gioco fosse così semplice sul piano dei costi.

Difatti stiamo parlando di un prezzo sull’ eShop che si aggira intorno ai 5 euro e che è lo stesso anche per la versione Steam.

Di certo ciò potrà risultare vantaggioso per chi vuole provare un gioco evitando di perdere molto del suo patrimonio, ma al tempo stesso da’ anche un’idea di quanto basso poteva essere il budget di produzione.

Ma ehi. A parte questo il gioco risulta pur sempre godibile?

Beh. Non aspettatevi chissà cosa di meraviglioso.

Una volta avviato il gioco, ci verrà chiesto di creare un nostro avatar personalizzato che prenderà il ruolo del protagonista.

Sarà possibile scegliere il tipo di occhi, le sopracciglia, la bocca….

Una serie di caratteristiche come quelle usate, per esempio, per la creazione dei Mii.

Tuttavia non aspettatevi la possibilità di darvi un nome illustre perché nel gioco non è possibile cambiare quello di base che corrisponderà sempre a quello dell’ utente che sta giocando.

In ogni caso, dopo aver finito, potremo finalmente iniziare a giocare.

Verremo catapultati in una dimensione fantasy dove prendiamo il posto di un cavaliere al servizio di Lucas, re del regno di Sausan.

Questi, dopo essere stato lasciato con le figlie dalla moglie che era impegnata con qualcosa che avesse a che fare con una strega, scopre di averle perse nelle aree del suo castello.

Pertanto manda dei cavalieri valorosi a recuperarle, ma nessuno torna vivo, ragion per cui spetterà a noi quest’impresa.

Non aspettatevi chissà quale epicità.

La trama è piuttosto un pretesto volto a giustificare le nostre azioni, ma d’altronde a chi importa?

Vediamo piuttosto il gameplay, il valore principale per ogni videogioco.

Innanzitutto King Lucas si presenta come un action adventure con alcuni elementi che sembrano tratti da un metroidvania.

Nel corso della nostra avventura, dovremo svolgere un’ esplorazione del castello da cima a fondo per cercare le principesse perse e passare a un livello successivo.

Ogni livello è caratterizzato da aree di gioco con una struttura diversa man mano che si va avanti,

Ci saranno ostacoli da superare e nemici da sconfiggere con controlli alla portata di tutti.

Il tutto considerando anche la vastità dell’ ambiente che, man mano andremo avanti, si amplierà sempre di più.

I percorsi saranno diversi a seconda del livello giocato.

Parlando poi della difficoltà, beh… Nulla di eccezionale.

Ci saranno sì più avanti nemici un po’ più difficili di altri, ma nel complesso King Lucas non risulta così arduo come gioco.

Ciò è giustificato anche dal sistema di combattimento che sembra un po’ troppo povero.

Per carità. Stiamo parlando pur sempre di un action adventure, ma in giro s’era visto di meglio.

Non c’è un forte senso di strategia. Dovremo solo agire in maniera immediata.

In generale potremo usufruire di oggetti (tra cui chiavi, bussole, oggetti per il ripristino della salute…) che potremo o trovare all’ interno di bauli o comprare da una strega con le monete ricevute uccidendo i nemici.

Lo stesso dicasi per le armi.

Ce ne sono di tutti i gusti e potremo acquistarle accedendo al mercato di un fabbro che incontreremo nelle stanze.

Un metodo utile per liberarsi dell’ arma di base che, porca miseria, è l’inferno!

Cioè. Chi diamine andrebbe a uccidere mostri con un pugnale del genere?

È così piccolo al punto da non superare neanche le dimensioni della testa del nostro cavaliere!

Tuttavia basterà entrare qui e… Voilà! Armi diverse a seconda dei danni e della velocità  d’attacco.

Usatele con prudenza anche perché si possono rompere facilmente.

Ehm… Link. Ne sai qualcosa?

E per quanto riguarda le chiavi?

Serviranno per accedere a delle scorciatoie o a dei bottini, ma in quest’ultimo caso non aspettatevi chissà quanto oro a palate.

Per concludere l’analisi sul gameplay, poi, dovremo considerare anche il resto dell’ offerta.

È così ampio il gioco? Beh.. Non proprio.

Se intendete solo finirlo, noterete quanto sia ripetitivo nelle missioni principali.

Dovrete solo trovare tutte le principesse per tutta la partita e basta.

Non ci saranno altre missioni che il re vi affiderà facendovi seguire schemi diversi, ma con lo stesso scopo.

Quanto meno, però, potrete risollevarvi con le missioni secondarie.

Difatti, parlando con i vari personaggi all’ interno del castello, noterete che qualcuno vi darà una missione da compiere, tipo uccidere 10 pipistrelli.

In cambio vi darà qualche moneta d’oro a vostra disposizione anche se ciò non è abbastanza.

Eh sì. Sappiamo che c’è anche una modalità in multiplayer.

Tuttavia è solo online e non abbiamo trovato gente che stesse giocando quando stavamo preparando questa recensione.

Ciò anche se, in base a quanto si vede dai trailer, dovrebbe vederci affrontare sempre le stesse missioni affidate al giocatore singolo.

Quindi oltrepasseremo questo dettaglio per passare al comparto audio e tecnico che tendono a risollevare la posizione del gioco.

Come già detto all’ inizio, noterete che la grafica utilizzata per questo gioco è di tipo 2.5D.

Nel senso che le ambientazioni sono state realizzate con un simil 3D, mentre i personaggi sono in 2D.

In generale le aree di gioco risultano visibili da vedere con un’atmosfera tetra, ma resa vivida dai colori.

I personaggi, invece, sono stati realizzati egregiamente al punto da sembrare usciti fuori da una puntata di South Park e sono stati resi anche diversi da loro.

Difatti ogni nemico si differenzia a seconda delle armi usate e della specie.

Lo stesso dicasi per i boss, ognuno dei quali ha un modo di attaccare.

Le animazioni, poi, scorrono fluide e senza rallentamenti.

Per quanto riguarda, invece, il sonoro, è gradevole da sentire.

La musica di accompagnamento risulta epica e favolosa e si adatta a seconda dei casi .

Per esempio noterete qualche cambiamento quando v’immergerete sott’acqua.

Tuttavia manca un doppiaggio vero e proprio dato che i personaggi si esprimeranno soltanto con dei versi.

 

Considerazioni finali

E questo era King Lucas e che dire…. Un gioco senz’altro dimenticabile.

Per carità. Ha sì i suoi pro.

Risulta carino da vedere e da sentire e con un sistema di controlli accessibile per tutti.

Inoltre è proprio l’unicità e la varietà dell’ area di gioco a farla da padroni.

Peccato solo che la semplificazione del sistema di controlli, la ripetitività delle missioni principali e la difficoltà poco alta non siano dei fattori positivi, ragion per cui non v’intratterrete a lungo.

 

VOTO FINALE :

Il Barbaro

Videogiocatore sin dal 2007, a partire dal Nintendo DS, curioso, ingenuo, ma simpatico. Oltre all'hobby per i videogiochi, che ho sempre considerato un' arte,m' intendo di archeologia, sono stato boy scout per 6 anni e aiuto nel tempo libero gli amici. Una vita faticosa la mia, ma assai meritata.